giovedì, 13 ottobre 2005

A tratti percepisco tra indistinto brusio 

particolari in chiaro, di chiara luce splendidi dettagli minimali in primo piano 

più forti del dovuto e adesso so cosa fare non fare quando dove e perchè e ricordando che tutto va come va 

( Giovanni Lindo Ferretti, CSI, "A tratti")

ogni cosa finisce col diventare qualcosa e qualsiasi cosa finisce col diventare cenere; in mezzo, tra fragor di canti si muove la danza; nell’emozione del gesto si muove la disputa dei corpi, che sfiorandosi, nell’impatto, per un odore, o solo una vibrazione, restano legati da un filo. Sottile, ma ancorchè flessibile o di mera-vigliosa resistenza, sta al momento scorgere nell’intreccio un groviglio o una trama, mentre la luce in movimento, nel suo avvolgere di chiaroscuri, crea le profondità. Così ci sentiamo legati, avvolti, incastrati nel reale, ma è l’alchimia del caso manifesta ai nostri occhi che si schiude; sottrarvisi è un’apnea insostenibile di sensi. Neppure nel buio immobile è possibile trascurare la sagoma chiaroscurata delle cose.

[ state ascoltando, come me, "Lopsided", degli At the Drive in... la mia scoperta di ieri sera... ]

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etica e pathos

 

Monday, 10 October 2005

 io non credo che sia una *battaglia persa*
altrimenti non starei qui a scrivere

io non credo che sia una *battaglia persa*
altrimenti non starei qui a scrivere

questo l’ho detto io..

già

e mentre mi ascoltava, in silenzio
affilava i suoi artigli..

stava solo preparando gli abiti di scena, persa nella ponderazione, ma le andavano tutti stretti e si sentiva scomoda;
nel buio del camerino tratteneva la pancia in dentro e spezzava il respiro.

Solo una calzamaglia nera la faceva sentire a suo agio, senza condizionarne i movimenti
e in più aveva il pregio di farla sentire come invisibile

e lei adora essere invisibile.

se chiudi gli occhi pensi che gli altri non possano vederti. Come da bambina.
Ti senti al sicuro, ma è soltanto un’altro scherzo del caso.

Chiarificazioni da: chiaramenteKIA a 14:23 | link | 5 comments |
etica e pathos

#1 10 Ottobre 2005 - 20:14
=)
al più presto metto un altro pezzettino...
posso cambiare libro però??
ho trovato un pezzo di un altro libro bello.
Che ne dici di Tondelli?
=)
FeverAsimmetric

#2 12 Ottobre 2005 - 10:59
non disperare ... il mondo è pieno di gente che attende di leggere, e attende di poter scrivere... =)  

#3 12 Ottobre 2005 - 11:00
oh ovviamente ero io prima =)
Fever Asimmetric

#4 12 Ottobre 2005 - 21:19
da bambina avevi ragione. se chiudi gli occhi gli altri non ti vedono per il semplice motivo che gli altri smettono di esistere. e non lo dico solo io, lo diceva pure fichte.
jacklord

 #5 13 Ottobre 2005 - 10:27
bene.
i tempi arrivano prima o poi, e le attese finiscono.
fev.
FeverAsimmetric

 

Sunday, 09 October 2005

pazienza.

Chiarificazioni da: chiaramenteKIA a 17:04 | link | comments (1) |
stralci di quotidiano

 

 venerdì, 07 ottobre 2005

stamattina ho le viscere in forma di coccarda.

Chiarificazioni da: chiaramenteKIA a 12:43 | link | commenti (4) |
stralci di quotidiano

#1 07 Ottobre 2005 - 19:05
scioglile con dolcezza. se non riesci attaccale all’antenna della macchina, accodati al primo matrimonio che incroci per strada e scrocca una cena.
jacklord

 #2 08 Ottobre 2005 - 09:30
o eccoci... ho scelto delle piccole parti sta notte, ne ho messa una,cosi, mi piaceva =)
FeverAsimmetric

#3 08 Ottobre 2005 - 14:41
lo chef consiglia: riso in bianco e fettina a bagnomaria...... puah!
johannopulos

#4 09 Ottobre 2005 - 14:53
oh =)
ho postato un pezzo no??
però oggi mi sono fatto prendere da connessioni electrointerneuronali e ho postato tutt’altro...
non ha la faccia da sfigato legowelt?
=)
FeverAsimmetric

#5 09 Ottobre 2005 - 17:43
sarebbe divertente jacklord, anche e soprattutto scroccare una cena! L’unica è che mi manca sia l’auto che la patente...succede. Perciò credo proprio che mi ci metterò d’impegno e proverò con il primo consiglio.
:)
[grazie]
chiaramenteKIA

 

giovedì, 06 ottobre 2005

La bellezza è negli occhi di chi la guarda.

Chiarificazioni da: chiaramenteKIA a 13:38 | link | commenti (4) |
pensieri attorno

#1 06 Ottobre 2005 - 17:41
oh i libro si chiama appunto "icaro, storia di un gabbiano infelice", scritto da Luigi Franza, edito da Liber Ars, piccolissimo editore salentino. In pratica è molto difficile trovarlo questo libro nel salento, figurati fuori da qui... =/
Cmq è molto bello. Ciao =)
FeverAsimmetric

 #2 06 Ottobre 2005 - 22:46
pazienza, se faccio un giro in salento magari ci provo a cercarlo, chessò in qualche libreria polverosa che puzza di sole. una volta in un giornalaio sperduto in una gola pseudoturistica, pieno di libri Harmony, riviste di modellismo aereonautico e penosi libri per bambini ho trovato un libro molto bello, anche se con la copertina di quel cartone standard superflessibile, che mal si confronta con tutte quelle pagine. meno male, non sapevo davvero più che fare. ma il libro si faceva leggere, mi ha tenuto compagnia.
chiaramenteKIA

#3 07 Ottobre 2005 - 10:43
oh ma guarda il caso all’università mi chiamano da anni l’ammanuense...e sai perchè? perchè quando preparo gli esami ho il brutto vizio di stufdiare scrivendo ... cioè la prima fase dello studio è ricopiare tutto, ma proprio tutto su dei quaderni in scrittura stampatello minuscolo, cioè io imparo scrivendo non ripetendo... Va beh, veniamo al dunque, al di là di questo discorso, scrivere un libro in PDF mi sembra un pò un gran bel lavoro... Guarda per ora si potrebbe prendere dei pezzettini e te li posto ogni tanto... se ti fidi, ti scelgo i migliori =)
oppure, si potrebbe pare una cosa! ti inzio a scannerizzare le pagine,e poi faccio i jpg! =)
si si potrebbe. Ok vediamo, ciao, fede.
FeverAsimmetric

mercoledì, 05 ottobre 2005

Ebbene, funziona che te ne vai da un posto perché lo senti inadeguato, tipo capiti in gruppo di persone che praticano riciclaggio da ex, sia in termini di sciacallaggio che di sottile arma persuasiva, e ti rinchiudi in un’apnea più presunta che reale che poi sembri Pannella che fa lo sciopero della fame; o capiti tra i buddisti ed a un certo punto ti ritrovi in un casermone perso nella cementificata prateria industriale campana che chiamano location del meeting con l’enorme faccia di un calciatore così noto che dio solo sa come lo conosci persino tu che ti sta ringraziando di aver gentilmente aderito alla deportazione in massa in comodi autobus fighetti autosponsorizzati; tipo capiti in un corso di yoga per pura curiosità adolescenziale neoconformista nata prematuramente e cercano di convincerti di fare un rituale di purificazione delle energie dell’appartamento e ti chiedi, perché per fortuna a differenza dei compagni di corso sei adolescente, e quindi ancora non rincoglionito, e dunque, ti chiedi, a cosa vale passare la giornata a purificare ogni angolo (ma dico, siamo matti? Ma anche l’angolo tra le ringhiera e il mobile prendipolvere? E quelli delle scale?) della casa quando un’incontenibile colite da stress sta per fare ingresso in cucina entrando in collisione con un famelico cane schizoide che rimpallerà, con un colpo di muso, un sugoso tozzo di pane purpureo sull’immacolato pantalone del suo benefattore. Quando ti rendi conto che ormai è fatta, hai inscatolato la tua vita e la brezza leggera dell’avvenire ti agita la chioma dorata, noti con rammarico l’inadeguatezza del colore delle tue lenzuola con quello delle pareti, ed è solo un mero presagio. Più che sentirti in alto mare, è roba di siccità e papere che non galleggiano.

La cangiante Odissea prosaica annovera: condizioni igieniche da canile con un muto giocatore di Worms e schizzoide coppia di giovincelli sadomaso dalla teatralità invasiva (casa numero uno); perbezioniste perverse di buona famiglia che si truccano prima di lavarsi la faccia e nascondono salumi e altri viveri deperibili tra i vestiti, treni, tantissimi treni, metropolitane intrise dell’odore di Babele che sprofondano sempre più in basso per l’eccessivo peso specifico e spulciamenti instancabili di PortaPortese all’albeggiare (casa numero due e intermedie); deus ex machina che piovono dal cielo portandoti a vivere con una mezza dozzina di musicisti in una casa a forma di Intercity, soffitti che esplodono per ordine del caos (casa numero 3), ospitalità salvifica nel santuario di Maradona (casa numero 4); naturale sfoltimento dei coinquilini e matrimonio lesbo, ovvero epopea della doppia camera doppia, invasione espropriazione e abbandono peggio degli Stati Uniti, rivalsa popolare verso l’usurpatrice, esilio e ricerca della quinta e ultima casa. Seguono la maga Circe e le Sirene, la confusione e tutto il resto. E ci fermiamo qui.

Eppure, nonostante tutto, e soprattutto grazie ai treni, malgrado la mancanza della brezza leggera dell’avvenire e il taglio della chioma dorata, senti comunque questa dimenzione più adeguata della precedente, solo che ora sì che sei in alto mare: sei tu quello inadeguato rispetto a quello che credi di poter scegliere.

Nella messa in scena dell’inadeguatezza ciò che appare è spesso più presunto che reale; ma poi cala il sipario sulle luci basse, due sagome nere si assottigliano riponendo gli abiti di scena. E’ in quel momento che si trovano l’una di fronte all’altra sospese nel nulla del teatro. Si spegne anche l’ultima luce: a stento si riesce a distinguere, il loro abbraccio sottoesposto.

Anch’io ti voglio bene.

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lunedì, 03 ottobre 2005

Fa da sfondo un cielo bianco sporco, mentre non si ferma un colore sul mio volto; mi sveglio in un letto che non è il mio ma ormai sa di casa più di qualunque altro, con un sorriso dolce e il suono torrenziale della pioggia. Tornata a casa insabbio la tensione di ieri sera con una punta di vergogna, ridefinisco i confini di una diffidenza che ormai mi sembrava immota e che invece è volata via e spero che non torni, rido di sherlocKIA ma non sorrido ad un nuovo giorno, anche oggi preferisco la coperta, che a dispetto della mia infedeltà è sempre qui, ma non riscalda come dovrebbe e poi finisce col farmi sudare. Uno ne fa una metafora, mentre il problema è che è sintetica. Ma ormai sono persa nell’incubo più popolato della storia, dove nell’andirivieni generale di volti più che noti sono infine sola e abbandonata, poi un piccione mi caca in testa e mi risveglio con un sospiro tachicardico: sono le dodici e mezza e a breve avrò l’editore alle costole e mancano ancora due copertine per completare l’ordine. Allora mi alzo di scatto e accendo il computer, ma poi mi viene voglia di caffé e tutti i buoni propositi si sciolgono come lo zucchero. Preparo una tazza di latte e miele per Attila ed è fatta: cerchiamo di capire, cerchiamo di capire, ma è ovvio che il cerchio si chiuderà con un minimo di due puntate di Friends. Dopodichè, il giorno può dirsi iniziato, ma c’è sempre meno luce e la mia vita puzza di posacenere da fare schifo. Riaccendo il notebook con una certa diffidenza, ed eccomi qui a spulciare quattro giga di fotografie di capoeira in un bianco e nero che sa di grigio; decido di esaminare prima i tre cd con il numero dispari e poi quelli col numero pari, ma non ci provo neppure ad affrontare la copertina del libro di economia alternativa, e la cosa strana è che è una fortuna avere a che fare con la diffusione di testi del genere, ma di fatto vai a raffigurare l’ingiustizia del prodotto interno lordo, dico, prodotto interno lordo, non mi ricordo neppure più di chi era la battuta ma aveva di certo qualcosa a che fare con la merda.

A questo punto lancerei un appello: salvatemi dalla suddetta, date un’immagine alla dittatura del pil e vincerete una birra. Poi potete bervela con me, con gli amici, col partner, con vostra nonna che beve come un carrettiere ma ha solo quello scomodo problema di incontinenza (il pannolone, seppur determinante per l’atmosfera della serata, non è omaggio: quella di "con chi" è pur sempre una vostra libera scelta).

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pathos invincibile

#2 05 Ottobre 2005 - 13:01
mia cara chiara, come dire? oltre o invece di racconti potreti forse scrivere testi di canzoni, veloci, pulite, sintetiche, assolutamente dirette. comunicare, abbiamo avuto tutti bisogno di ulteriori strumenti oltre la parola per farlo, e ancora ora stentiamo a capirci. quanto siamo diversi gli uni dagli altri? e soprattutto facciamo tutti davvero ugualmente schifo, o esiste forse un mondo al di fuori del nostro che lo fa realmente? o magari sono solo un pò presuntuosa a pensare di essere più pacifica di altri? bah, dimmelo tu..o la tua esperienza se preferisci...anche se chi sa, forse avrai dubbi anche tu...magari anni fa mi avresti risposto che il gap dell’estraneità poteva essere colmato. ora non so. ora non sai. e intanto le cose sono sempre più veloci.
ti voglio bene, ste
utente anonimo (IP: 87.1.4.95)

 

martedì, 20 settembre 2005

E’ una questione di qualità è una questione di qualità è una questione di qualità

O una formalità non ricordo più bene una formalità

E’ una questione di qualità è una questione di qualità è una questione di qualità

O una formalità non ricordo più bene una formalità

Come decidere di tagliarsi i capelli

Di eliminare il caffè o le sigarette

Di farla finita con qualcuno o qualcosa

Una formalità una formalità una formalità

O una questione di qualità

Io sto bene io sto male io non so dove stare

Io sto bene io sto male io non so cosa fare

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pensieri attorno

#1 21 Settembre 2005 - 18:07
ma verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove?
rastino

#2 21 Settembre 2005 - 23:22
voglio rifugiarmi sotto il patto di varsavia voglio un piano quinquiennale la stabilità
rastino

#3 21 Settembre 2005 - 23:28
Spara. Spara. Sparaa. Spaaraaa!!!
Spara Jurij spara, spara Jurij spara, spara Jurij spara Jurij
Spara!
Spera Jurij spera, spera Jurij spera, spera Jurij spera Jurij
Spera!
Felicitazioni, felicitazioni, felicitazioni!
Spara. Spara. Spara. Spara. Spara. Spara. Spara.
Sparaa!!! Sparaa
rastino

#4 01 Ottobre 2005 - 00:29
formalità. qualità. avevo quasi smesso caffè e sigarette dall’altra parte del mondo...e appena tornato non sapevo dove stare, cosa fare. tu, direi che sembri sempre tu, meno male. ora invece so cosa fare e dove (devo) stare. intanto regalarti la prossima volta un libro più intrigante, magari da finire in meno di sei mesi. un bacio
utente anonimo (IP: 213.203.139.126)

#5 03 Ottobre 2005 - 15:31
battagliero....
johannopulos

 

venerdì, 09 settembre 2005

I rumori, liberi dall’oppressione delle voci umane, si impadronirono dello spazio

La fitta nebbia, essudata dai terreni riarsi, lottava per salire al cielo, ma a causa della densità non riusciva a sollevarsi: era una nube con le radici

Cullato dall’odore agrodolce della terra si addormentò

In un angolo stava rannicchiato un piccolo locale intonacato

Mutando la penombra in complice

Emigranti martiri del regno del giammai

Ti trascinerà verso ciò che credevi di desiderare tu ma che in fondo era l’ansia della Vita che cerca se stessa

Venne il silenzio, si infilò sotto la porta bianca, e come un denso sciroppo riempì la stanza

Piogge che pendevano dal cielo come stracci

I monaci, che per mancanza di vita sessuale avevano sviluppato l’intelletto fino a tramutarlo in tumore

Tentando di togliersi di dosso i messaggi sessuali come fossero pulci

Dovette difendersi. Crescere in pochi minuti, erigere attorno alla sua coscienza la corazza della maturità

Il luogo in cui ci si ferma ha poca importanza, purché ci si possa procurare una buona via d’uscita

Vuoi tagliare una spada con la sua stessa lama?

Lanciare il gesto verso il punto in cui scompaiono i limiti

L’eroismo della memoria mi ha sollevato dall’oppressione della percezione presente; ho amato Jodorowsky come si ama una coperta, impregnata dalla fantasia del sonno. Immersa nell’ansia incubosa di un’estate vorreimanonposso, ho assaporato la rabbia di Teresa con i ritmi del piacere, correndo, tornando indietro, strisciando tra le pagine, fino all’ultima, che ho letto settimane dopo, con distrazione, per dimenticarla, affinché in qualche modo la narrazione non avesse fine.

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libri sentiti

#1 03 Ottobre 2005 - 00:14
sapevo che questo libro sarebbe in qualche modo stato tuo. che avrebbe riempito e alleviato almeno un poco il tuo bianco. non sapevo come.
sono felice che tu lo abbia amato, e che come una coperta ti abbia protetto e guidato nel mondo del Sogno.
però colpevole per non averlo saputo prima, mentre cercavo un orizzonte nuovo, e una buona via d’uscita. nell’ansia della vita che cerca se stessa.
ho voluto lasciare che la fantasia di jodorowsky, in una lontananza assenza che mi era indispensabile, fosse ed esprimesse quello che, come sai, io non riesco ad essere ed esprimere, ma che è fortemente dentro di me, e che cerco di schiudere al mondo.
ciao
alessio
utente anonimo (IP: 213.203.139.126)

 

mercoledì, 07 settembre 2005

Sono ancora le 22:30 e non posso sperare che il sonno mi porti via.
Altro che inspira ed espira, l’unica quando sono incazzata è scrivere, fino allo sfinimento. Fino a quando mi si chiudono gli occhi e posso finalmente dormire. Allora la mente entra sotto la giurisdizione onirica e si fa festa. Poi il giorno sopravviene lattiginoso e svendo le mie sensazioni della sera prima al quieto vivere.
E amen.
Ma stavolta non ho proprio nulla da scrivere, nulla in particolare di cui lamentarmi, volevo solo uscire da questa stanza per un po’ ed ora ho una gran voglia di camminare. Camminare e immaginare di non essere esattamente me, di non fare sempre i conti con le solite cose.
Ovviamente potrebbe andare peggio, potrebbe piovere; e infatti.
Poi fortunatamente per puro caso scopro i Fugazi e Attila corre in camera mia ad ascoltarli.
E fanculo alla tensione, fanculo!

 
[ "Arpeggiator", Fugazi...arpeggiando arpeggiando, come attila mi spiegava...]

Chiarificazioni da: chiaramenteKIA a 22:00 | link | commenti (3)  

 

1 settembre 2005

In diretta dalla sala prove del Chiantini, con Fede, Attila e il Paciulli, la prima di "Useless" (il pezzo di Attila che sento a ripetizione da giorni) con bassochitarrabatteria (però ci manca la seconda chitarra, Paciulli fa l’udirullatore come me).
Mentre loro se la cantano e se la suonano, e Paciulli se ne sta assorto nel frastuono, io me la scrivo, che negli ultimi giorni mi andava solo di scrivere della piccola Ulisse e ho abbandonato il blog. Che poi, alla fine, manco mi ha convinto questa storia del blog, ma nel frattempo, visto che ho inaugurato il periodo "farquelkesipuò" , inizio a fare, poi si vede. Che il resto è pippa mentale e basta, e noi ne sappiamo qualcosa.
Ma insomma, si diceva, ho trascorso un weekend all’insegna del equandoritornafede (quanto è politicaly uncorrect scriverlo sul blog? Vabbè sticazzi) vedendo film: "L’Uomo che non c’era", Fratelli Cohen, oltre che il trittico ben noto " Altà Fedeltà", "E morì con un felafel in mano" e "Eternal Sunshine" (beh, questo più che vederlo l’ho dormito), stavolta sì che me lo sono sparato tutto di fila, [pausa raccattaccendino e, che stavo dicendo? Ah, alla fine][Ennò, punto, ci voleva solo punto]. Rivisto anche "Citizen Berlusconi", ma soprattutto, letta l’ultima pagina di "Quando Teresa si arrabbiò con Dio" di Jodorovskij, dolorosamente, era una settimana che dovevo leggere solo quella ma non ne avevo proprio la voglia. E ora che il libro è finito, non so, mi sento un po’ sola.
Non so se darmi alla "Prosivendola" o aspettare "Regime" (Travaglio e Gomez), che devo devo leggere per iniziare magari a capirci qualcosa che la società mi sta scivolando addosso. Vero, visto anche "Nel nome del padre", che non so perché mi ha lasciato addosso una pessima sensazione: anzitutto di rabbia, che poi in questo periodo proprio non ci vuole, e poi non so, qualcosa nella recitazione di patetico… comunque il film dell’indignazione invincibile, come suggerisce Fede.
Evvabbè, c’è pure la fantastica puntata di South Park dove Cartman fa la prostituta vietnamita, e, altra cosa allucinante, il coreano che si suona tutte le musiche di Super Mario al pianoforte.  

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